Lanfranco Quadrio De Agostini

Biografia

Lanfranco Quadrio De Agostini, nasce a Lecco nel 1966; è un artista che coniuga l’arte incisoria e il disegno con una visione pittorica carica di forza, testimonianza e suggestione mitica.

Con mostre a Londra (Gallery Rosenfeld 2013, 2014 e 2017), Parigi (Michèle Broutta, Gallerie Sellem, Gallerie Sagot-Le Garrec), Imola (Musei Civici di Imola) (“Beyond the Comedy”, 2021), Firenze (Galleria Il Bisonte “Madre Orizzonte”, Feb–2025), Lanfranco Quadrio De Agostini ha ottenuto importanti riconoscimenti nella grafica e nel disegno, come il Primo Premio al concorso internazionale “40 anni del Bisonte” Museo MArino Marini 2000, e collaborazioni con stamperie celebri (Il Bisonte, Firenze, 2025; Atelier Moret Parigi, 2021; Atelier Tazé Parigi, 2024; Atelier Bujarek, Praga, 2004) ne attestano la dimensione professionale e tecnico-artistica di alto profilo.

L’artista inizia giovanissimo lo studio dell’incisione con il padre Guido, proseguendo con una solida formazione presso l’Istituto Statale d’Arte e l’Accademia di Belle Arti di Palermo – dove si laurea -, con stage specializzati a Urbino, Cagliari, Praga e Parigi. La sua tecnica si fonda sul bulino, l’acquaforte e il disegno di grande precisione anatomica: animali (cani, cervi, insetti) e figure umane vivono con dettagli quasi chirurgici, eredità della tradizione rinascimentale e manierista. Le sue tematiche, tratte da miti antichi – Actaeon, Scilla, Phaethon –, vengono reinterpretate in chiave moderna. Le mostre “The Agony of Actaeon” (Londra, 2013) e “Thepolitcs of the void” (Londra 2017) articolano la visione dantesca come lente sulle crisi socio-politiche attuali: migrazioni, violenza, fragilità dell’essere umano. Il mito, traslato in contesti contemporanei, non didascalico ma evocativo, crea un senso di responsabilità verso il presente: la metamorfosi di Actaeon, il caos di Scilla, la caduta di Phaethon rimandano a una condizione esistenziale segnata dalla determinazione del fato e dalla violenza latente. I segni disegnati, spesso stratificati con inchiostro, matita, acquerello e olio, generano un effetto onirico, organico, suadente e inquietante al contempo. Attraverso sovrapposizioni anatomiche e metamorfosi (es. “cani che diventano cavalli”), l’opera si eleva a metafora archetipica della trasformazione – tra vita, morte, fossile – con dinamiche spaziali serrate e tensioni corporee palpabili. Il pathos dei corpi in lotta o in caduta evoca una testimonianza storica oltre che mitica. In Sicilia – scenario di mafie, migrazioni, memoria collettiva – la tensione sociale non è esposta, ma presente come sottofondo che amplifica l’intensità drammatica del mito. Quadrio De Agostini è un maestro della linea e del segno, le sue creazioni, sospese tra sogno e pulsione, dialogano con il mito per riflettere sulla vulnerabilità umana e i disastri della storia moderna. Non spettacolo, ma memoria: un’esperienza visiva e intellettuale che risuona nel presente. L’artista dunque evita la retorica politica: preferisce l’emotività e l’evocazione.